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DNA sharing: dai, metti il tuo genoma su Internet, è divertente!

Mi sono iscritto a 23andme, il servizio di mappatura del proprio genoma anche se a dire il vero non sono ancora sicuro di voler fare il test.

Con poco più di 300 dollari, l’azienda ti spedisce un kit, ci sputi dentro, lo rimandi indietro e il database del tuo genoma viene analizzato, messo online con corredate una vasta serie di informazioni più o meno interessanti ed utili relativamente alla propria predisposizione o al rischio di avere determinate malattie (tumore alla prostata, parkinson, diabete, psoriasi, etc) e in relazione alla propria provenienza ancestrale.

L’azienda è famosa anche perchè fondata dalla moglie di Sergey Brin e finanziata oltre che da lui stesso anche da Google.

La cosa più intrigante però di tutta la vicenda è che il servizio ha un’opzione di ‘sharing’ del proprio DNA che consente di condividere queste informazioni con un altra persona per analizzare la similarità.

In base alla teoria evoluzionistica tutti noi discendiamo da una stessa scimmia nata nell’est del continente africano, ed ogni essere umano condivide con un altro il 99,5% del proprio genoma. Perciò nello studio di quello 0,5% di differenze si può ad esempio capire se la propria discendenza proviene da un ceppo cinese o svedese.

Lo sharing del DNA consente quindi una volta individuato qualcuno del tuo stesso ceppo di condividere anche informazioni varie sulla propria storia ancestrale conosciuta e specialmente su quella non conosciuta e in buona sostanza ci consente di capire chi siamo e perchè siamo così.

E’ decisamente un giochino divertente e affascinante. Tuttavia l’idea che un’entità privata come Google oltre alla già estesissima quantità e profondità di dati personali voglia aggregare anche il database genetico di tutti noi ha dei risvolti inquietanti.

Alcune riflessioni emergono ad esempio leggendo il privacy statement. Ovviamente i dati raccolti da 23andme sono personali ma possono essere ceduti a partner commerciali con il proprio consenso (ad esempio per fare ricerca scientifica) oppure all’autorità giudiziaria anche senza il proprio consenso laddove sia richiesto per legge.

E qui sta il punto. Ne sappiamo qualcosa di più degli Americani su questo aspetto noi Italiani. Nel senso che governi, parlamenti, abbronzati, fannulloni, dittatori, leggi e regolamenti vanno e vengono, talvolta cambiano e dalle nostre parti a volte anche in senso retroattivo.