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Censura su Internet in Italia: è tutto normale

Tre mesi fa il dottor Frezza, Pubblico Ministero di Trieste ha ordinato alla polizia giudiziaria di sequestrare il sito di Bakeka. E' una storia che iniziò quest'estate: Paolo Geymonat un caro amico e imprenditore di Internet mi chiamò perchè stava recandosi a Trieste a parlare con la procura: nel mirino la sezione annunci personali del sito, un'inchiesta nell'ambito di un'operazione denominata 'Sex.com'.

Ricordo che Paolo, mi raccontava dell'assurda e grossolana ignoranza delle autorità competenti in materia di rete e di diritti digitali, era chiaro che non avevano la più pallida idea di cosa significa gestire un sito con milioni di utenti.

Paolo improvvisamente è mancato di infarto una domenica sera in ufficio poche settimane dopo l'inizio dell'inchiesta. Un colpo durissimo per tutti noi che gli volevamo bene ed eravamo affascinati dalla sua incredibile intelligenza creativa e cordiale generosità. Un colpo micidiale per tutto il team di Bakeka e dei Bakekiani. Poco tempo dopo il provvedimento di chiusura che ha oscurato completamente il sito

Per un sito Internet essere sequestrato equivale a spegnere un canale televisivo senza che possa più trasmettere. O a non consentire ad un giornale di andare in stampa. 

Il tuo servizio è spento e il tuo business è kaput.

Eppure in molti quotidiani Italiani si posso trovare annunci di prostitute, ma (giustamente) continuano ad andare in edicola. Nessun pubblico ministero si sognerebbe di chiudere un giornale perchè ci è finito sopra l'annuncio di una prostituta, in edicola esistono anche giornali interamente dedicati alle escort. 

Bakeka è un sito visitato da 4,6 milioni di Italiani al mese, operativo su 63 città dello scarpone. E' il più grande sito di annunci gratuiti in Italia, servizio che negli Stati Uniti è stato lanciato da Craiglist. E' una startup in diretta competizione con colossi come eBay o le Pagine Gialle. Da lavoro a 35 persone ed è un'azienda sana ed in crescita.

Ma tutto questo evidentemente non è un fatto preso in considerazione dalle autorità, per cui basta un provvedimento di chiusura e zap. Il canale è spento.  

Per tornare online così Bakeka ha dovuto eliminare la sezione di annunci personali. Un duro colpo al servizio che è monco con una delle sezioni principali oscurate. 

Ma fino a che punto se qualcuno compie un reato usando un servizio, il provider è responsabile? E oscurare un sito senza una sentenza è un provvedimento equo in questo contesto? 

Esistono centinaia di siti di annunci su Internet e... paradosso dei paradossi (ma è ovviamente del tutto normale) Craiglist in quanto azienda americana ha (giustamente) pieno diritto di pubblicare la sua sezione annunci per l'Italia. Ed è tutelato da un protection act proprio per evitare situazioni assurde come quella a cui abbiamo assistito a casa nostra.

L'arretratezza della nostra normativa in tema digitale e l'incompetenza in materia da parte delle nostre autorità ed istituzioni pubbliche sono una vera palla al piede per società Internet e Bakeka ne è un triste esempio. 

Ma questo caso è il più chiaro esempio che la censura su Internet in Italia non solo è possibile. 

Caro Paolo, è assolutamente normale. Bakeca va avanti comunque, così come Internet.

Rituittate e meemate amici.

http://twitter.com/dgiluz

http://meemi.com/dgiluz

Commenti

La censura ha una sua certa perversa logica, qui siamo invece davanti al capriccio di un magistrato da cui pare che non ci sia scampo - non per un normale imprenditore, almeno. L'impressione è che certi servizi sia meglio ospitarli lontano dalla giurisdizione italiana.

A questo punto intervenga subito la Corte Costituzionale contro la Legge 75/1958 "Merlin", visto che questa normativa mette il bavaglio alle persone.

mi sembra da matti...
hai una copia della sentenza ?

Istituzioni parruccone, perbeniste, ipocrite, ignoranti, retrogade, castratrici, rozze, bigotte!

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