Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Google non è un intermediario

Ovviamente come molti sto seguendo la vicenda della sentenza del tribunale di Milano contro i tre manager di Google per il servizio video. Qui un'intervista paradossale del Pubblico Ministero, che dovrebbe spiegare la cosa (grazie Athos).

"Gli intermediari non c'entrano nulla con questa vicenda. La nostra tesi è che nel servizio Google Video, Google non è intermediario perchè non si limita a mettere in comunicazione i soggetti in modo indifferente rispetto ai contenuti da loro immessi – come fa ebay per esempio (!) – ma trae un vantaggio economico dai contenuti che veicola con il servizio di google video e cosi' tratta i dati, l'intermediario non tratta i dati. E siccome google agisce a fine di lucro non si applica la normativa sul commercio elettronico ma si applica la normativa sulla privacy."

Francamente non sono un avvocato ma se devo fare la traduzione in Italiano per noi cittadini, mi sembra che qui si sostengono alcune cose che rendono evidente la nostra arretratezza culturale nel campo del digitale.

Riassumiamo i fatti: un video orrendo caricato da un utente su Google è stato messo sul servizio video in condivisione. I video, è rimasto online per alcuni mesi, quando Google ha ricevuto la segnalazione, nel giro di poche ore lo stesso è stato individuato ed eliminato dalla rete dalla società, ma tre manager  si sono comunque presi una condanna penale (galera) per violazione della privacy, in quanto legali rappresentanti di Google in Italia.

I manager di Google non hanno filmato, digitalizzato, caricato e condiviso il video, ovviamente. Un gruppo di ragazzini ha fatto l'ennesima ragazzata di pessimo gusto o atto di bullismo e si è servita di Internet per fare show-off. Francamente ricordo di una sentenza di questo tipo, circa una quindicina di anni fa in Germania, rispetto all'Amministratore Delegato di Compuserve. 

Qui però non si parla di intermediari, che è la cosa molto curiosa. Per il Tribunale Google non è responsabile in quanto intermediario, ma perchè è un'azienda che fa dei profitti. 

Si sostiente che "Google non è intermediario perchè perche' non si limita a mettere in comunicazione i soggetti in modo indifferente rispetto ai contenuti da loro immessi". In pratica Google diciamo così, "manipola" i dati quindi non è un "intermediario" che invece si limita a trasmetterli. Chi semplicemente 'li trasmette', non è un intermediario.

Sullo stesso principio allora una rete peer-to-peer (trasmette e basta) non è un intermediario, quindi non è responsabile se nel proprio sistema gira del materiale protetto ad esempio da diritti di copyright. Eppure da diversi anni a questa parte, reti peer-to-peer come Napster, Kazaa e Pirate Bay sono state chiuse proprio su questo ragionamento. Essere intermediari per i giudici qui ha significato 'rendere possibile' diciamo così il servizio. Una rete peer-to-peer non è illegale in se e non lo è neanche se non tiene copie dei file di cui non ha licenza sui propri server, in alcuni casi è bastato offrire il servizio. 

Il Tribunale di Milano, qui invece ci dice il contrario e sostiene che un'azienda non deve fare profitto trattando le informazioni in violazione del diritto alla privacy, che in questo caso sarebbe stato violato dai ragazzini che hanno immesso il video e dall'azienda su cui questi video risiedevano e da cui trasmettevano.

Considerando che qui la violazione è stata una eccezione su miliardi di video che sono disponibili e seguendo peraltro questo principio allora ci sarebbe da mettere in gabbia diversi amministratori delegati di giornali in edicola ogni giorno. 

Ma la libertà di informazione e di comunicazione è un'altra cosa, peccato che fin ad ora vale solo sui mezzi di comunicazione analogici. 

Internet per di più non funziona assolutamente come i mezzi tradizionali e come il caso di Bakeca sta a dimostrare è assolutamente giustificabile in base alla normativa attuale rendere responsabili gli amministratori di un sito Internet per violazioni dei propri utenti. 

Quindi Facebook è responsabile per le informazioni che vengono pubblicate dai propri utenti? E se io ho messo in sharing quel video su Twitter è responsabile anche Twitter? Oppure lo sono io per il gesto che ho fatto e basta?

Seguendo il filo del ragionamento del PM di Milano, facciamo direttamente che spegnerla sta Internet, e accontentarci del TG2.