Ho intervistato Andrea Faragalli, responsabile servizio gestione e sviluppo risorse di Banca Intesa Sanpaolo in seguito ad un suo intervento nella Startup Initiative. Progetto ideato e realizzato dall'ufficio Innovazione della banca per supportare le startup nel mettere a punto il proprio progetto d'impresa e presentarlo ad investitori istituzionali.
Quali sono le ragioni
che ha spinto Banca Intesa Sanpaolo a lanciare l’iniziativa Startup?
“Come banca dobbiamo prendere coscienza che l’innovazione è un valore. Il nostro patrimonio di talenti e idee, se opportunamente guidato può generare valore e sviluppo. Questo è il senso dell’evento e la parte più qualificante del progetto startup sta probabilmente nei 2-3 giorni di supporto che abbiamo organizzato con lo scopo di aiutare le startup a mettere a punto il proprio progetto aziendale.
Come banca possiamo avere due ruoli fondamentali: da un lato possiamo catalizzare l’attenzione degli investitori verso le startup, dall’altro abbiamo un vastissimo parco clienti di aziende che possono beneficiare del loro apporto innovativo. Siamo convinti che l’innovazione è uno dei motori fondamentali della crescita. Io ritengo che l’innovazione sia fondamentalmente un processo: è essenziale dedicare come management parte del proprio tempo in questa direzione perché solo questo è in grado di garantire la performance di tutta un’organizzazione.”
Quale ruolo vede per
il venture capital in Italia e che ruolo possono giocare le banche in questo
contesto?
“Come banca abbiamo il dovere di puntare sulla crescita competitiva del nostro paese e fatto la nostra parte dedicando risorse al private equity con un portafoglio di circa 2,5 miliardi di euro investiti e al venture capital attraverso i due fondi Atlante. Inoltre partecipiamo all’iniziativa del Fondo Nazionale per l’Innovazione.
Pur essendo presenti in 34 paesi, abbiamo la nostra radice e i nostri principali asset in Italia e sono queste le aree che creano innovazione e su cui dobbiamo avere la massima attenzione. Queste aziende sono ‘attrattori naturali’ per cui ci dovrebbe essere un’accelerazione negli investimenti in futuro. Inoltre le banche hanno da porsi un tema etico, soprattutto quelle con dimensioni rilevanti come la nostra, che costituiscono quindi dei veri e propri pilastri dell’economia. Ma non si tratta solo di doveri, aziende e banche devono fare ognuna la propria parte, per noi è anche una questione di sostenibilità della relazione con i nostri clienti nel lungo termine. Alla base di tutto ci deve essere una partnership, una collaborazione: la capacità di fare sistema tra gli operatori”
C’è in Italia un tema
culturale? Manca il coraggio di rischiare?
“C’è un problema di coraggio. E’ un tema culturale, quindi difficile da cambiare, tuttavia occorre partire da una considerazione fondamentale: di questi tempi occorre avere una grande flessibilità ed essere pronti al cambiamento. Quello che in passato era fonte di stabilità non è detto possa dare garanzie di sopravvivenza per il futuro. E’ proprio in momenti come questo, con una situazione economica estremamente complessa come quella che stiamo vivendo in questi anni, che occorre avere coraggio di innovare.”
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